Commissionato nella seconda metà del Cinquecento da Federico III del Palatinato, il Catechismo di Heidelberg è un classico della fede riformata, di cui offre uno dei compendi meglio riusciti. Illustrando con rara chiarezza che cos'è il cristianesimo, il suo rigoroso discorso teologico è tuttavia animato – cosa assai rara in un catechismo – da un afflato di viva pietà. È una delle iniziative più caratteristiche del movimento della riforma protestante. Esso è l’introduzione dell’insegnamento catechetico nella vita ecclesiastica. Sotto forma di catechismo con domanda e risposta vengono esposti i documenti fondamentali della fede cristiana, i 10 Comandamenti, il Credo, il Padre nostro. Catechismi classici sono quelli di Lutero, il “piccolo catechismo” per i ragazzi e il “grande catechismo” per gli insegnanti e gli adulti, e di Calvino. Originale come impostazione e come contenuto è il catechismo pubblicato nel 1563 ad Heidelberg, capitale del Palatinato dove il principe elettore Federico III, sovrano dal 1559 al 1576, aveva aderito alla Riforma di impostazione calvinista. Redattori dell’opera furono due giovani teologi, Zaccaria Ursino e Caspar Oleviano. Diviso in 52 sezioni, consta di 129 domande e risposte suddivise in tre sezioni:

  • Prima parte - La miseria dell’uomo - (il peccato e le sue conseguenze), “la grandezza del mio peccato e della mia miseria”.
  • Seconda parte - La redenzione dell’uomo - (in che modo Dio provvede in Cristo la salvezza; "come sono redento da tutti i miei peccati e dalla mia miseria";
  • Terza parte - La gratitudine dell’uomo - La gratitudine dell’uomo salvato (in che modo chi è stato fatto oggetto della grazia della salvezza può dimostrarsene riconoscente a Dio); “come debbo essere grato a Dio di questa redenzione”

La scelta di 52 suddivisioni non è casuale ma dovuta al fatto che ogni domenica venisse letta e commentata una di queste durante il culto. La domanda e la risposta alla prima domanda di questo catechismo sono diventate famose: "In che consiste la tua unica consolazione in vita e in morte? Nel fatto che col corpo e con l'anima, in vita e in morte, non sono più mio, ma appartengo ai mio fedele Salvatore Gesù Cristo, il quale col suo prezioso sangue ha pienamente pagato il prezzo di tutti i miei peccati e mi ha redento da ogni potere del diavolo; e mi preserva così che neppure un capello può cadermi dal capo senza la volontà del Padre mio che è nel cielo; ed anzi ogni cosa deve cooperare alla mia salvezza. Pertanto. per mezzo del suo santo Spirito egli mi assicura anche la vita eterna e mi rende di tutto cuore volenteroso e pronto a vivere d'ora innanzi per lui".

APPROFONDIMENTI:

Paolo Ricca, La fede cristiana evangelica. Un commento al Catechismo di Heidelberg, ed. Claudiana Catechismo di Heidelberg (1563) – 310 K


Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.
Romani 3,23-24

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