IL REGNO DI DIO PRESENTE E FUTURO

Scritto da Agostino Garufi il . Postato in Bibbia, Dio, Riflessioni

15216811@N06_4712321366credit-Nicola-since-1972Evangelo di Luca 17/20-25.

«Gesù, interrogato poi dai farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, rispose loro: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi, né si dirà: Eccolo qui o eccolo là; perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi”. Disse pure ai suoi discepoli: “Verranno giorni che desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, e non lo vedrete, E vi si dirà: Eccolo là, eccolo qui. Non andate e non li seguite; perché, com’è il lampo che balenando risplende da una estremità all’altra del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima bisogna che egli soffra molte cose, e sia rigettato da questa generazione”».

Questo brano dell’evangelo di Luca si apre con la domanda: “Quando verrà il regno di Dio?” L’hanno fatta i farisei a Gesù; ed è anche la domanda che tanti altri e noi stessi facciamo, specialmente quando consideriamo i numerosi e gravi mali che continuano ad affliggere noi e tutta l’umanità. Infatti pure noi ci chiediamo: Quando verrà finalmente quel regno di Dio, promesso sin dai tempi più antichi, che dovrà eliminare tutti i mali del mondo e stabilire su questa terra la giustizia, la pace, la libertà, la pienezza della vita serena e felice per tutti e per sempre?

A questa domanda Gesù ha risposto così: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi; né si dirà: Eccolo qui, o eccolo là”. Quindi innanzitutto egli afferma che c’è una venuta del regno di Dio in modo non evidente, cioè non pienamente manifesto e palese, meno ancora spettacolare, clamoroso, bensì in modo umile, dimesso, addirittura lasciandosi contraddire da tante realtà contrarie.

Ma, se questo regno in un primo tempo viene in modo non evidente, dove e come lo si può individuare e riconoscere? Gesù, rispondendo ai farisei, ha detto: “Ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!”. Con queste parole egli ha inteso riferirsi a se stesso e all’opera di redenzione e di salvezza che egli è venuto a compiere. Infatti lui, le sue parole e le sue opere sono realtà del regno di Dio, cioè del suo intervento salvifico in questo mondo; però non sono ancora evidenti: si possono discernere e riconoscere solo mediante la fede.

Così il Figlio di Dio si è fatto uomo, simile a tutti gli altri uomini, è nato come uno di loro da una donna, non in una reggia o in una casa di lusso, ma addirittura in una stalla e come culla ha avuto una mangiatoia; il mondo di allora non se ne è accorto; egli è stato visitato da alcuni umili pastori della zona e da alcuni magi venuti da oriente. Inoltre, appena nato, Giuseppe e Maria hanno dovuto portarlo in Egitto per proteggerlo dal re Erode che voleva ucciderlo. Poi, cresciuto, Gesù certamente ha annunziato la Parola di Dio come nessun altro mai, ha guarito molti malati e ha operato stupendi miracoli, perfino risuscitando alcuni morti; ma non per questo è stato riconosciuto da tutti quale Messia. Più volte, non convinti dalle opere misericordiose e potenti da lui fatte, gli hanno chiesto “un segno dal cielo”, cioè una dimostrazione divina evidente e incontestabile della sua messianicità; perfino quand’era sulla croce lo hanno sfidato beffardamente a scendere da quella, perché solo così, secondo loro, avrebbe dimostrato di essere il Cristo. Perciò, non riconoscendolo e soprattutto avversandolo odiosamente, i capi religiosi e civili lo hanno ingiustamente arrestato, processato, condannato a morte e fatto crocifiggere. Gesù lo sapeva e qui lo preannunzia dicendo ai discepoli: “Bisogna che il Figlio dell’uomo (come egli si definisce) soffra molte cose e sia rigettato da questa generazione”. È vero che egli è risorto e si è manifestato ad alcune donne che lo seguivano, come Maria Maddalena, ai discepoli e a pochi altri, per farli testimoni diretti non solo della sua vita precedente la sua morte, ma anche e soprattutto del fatto fondamentale della sua risurrezione; però non si è manifestato ad altri né al mondo.

Quindi, sotto quest’aspetto, il regno di Dio non è evidente ed è ancora contraddetto da tanti fatti gravi e sconcertanti che sono successi anche dopo la risurrezione di Cristo, che succedono ancora oggi e che succederanno fino alla fine di questo mondo. Ci sono stati e ci saranno tempi difficili, molto duri, nei quali, per tutte le cose avverse e dolorose che avverranno – dice ancora Gesù – “desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, e non lo vedrete”. Queste cose mettono alla prova pure la nostra fede, che viene attraversata da dubbi, dai quali solo la grazia di Dio sa farla uscire rinnovata e fortificata.

Tanti, allora, non vedendolo più fisicamente presente nel mondo, continuano a chiedere: Dov’è oggi questo regno? Rispondiamo ricordando che Gesù ha detto ai discepoli, congedandosi da loro: “Non vi lascerò orfani; tornerò a voi” (Gv. 14/18), alludendo così non solo al suo glorioso ritorno finale, ma anche alla sua presenza attuale e continua per mezzo dello Spirito Santo, che egli chiama “il Consolatore”. Infatti l’Ascensione di Gesù è stata seguita dalla Pentecoste, cioè dalla discesa di questo Spirito sui discepoli e poi su tutti quelli che credono in Gesù Cristo. Quindi il regno di Dio in questo tempo consiste nell’azione che lo Spirito di Dio, che è pure lo Spirito di Gesù Cristo, compie dentro le menti, i cuori e le coscienze dei credenti in ogni tempo e luogo per portarli al ravvedimento, alla vita nuova che ne consegue e alla salvezza, se si lasciano condurre da Lui. Per questo prima della sua Ascensione egli ha detto ai discepoli: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente” (Mt. 28/20). Questo vale anche per tutti i credenti in lui, come è scritto nella epistola agli Ebrei: “Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e in eterno” (13/8).

Eccolo dunque pure qui ed ora questo regno di Dio che vuole entrare dentro di noi, per mezzo di Gesù Cristo, della sua Parola e del suo Spirito, portandoci così una “caparra” (2 Cor. 1/22), un anticipo, una “primizia” (Rom. 8/11e23; Col. 2/13) della sua piena, gloriosa ed eterna realtà!

Molti, però, anche oggi, rimangono scettici, e tanti si volgono verso questa o quella soluzione dei problemi, che però alla fine non si risolvono veramente bene. Perciò Gesù qui avverte anche noi dicendo: “Vi si dirà: (il regno di Dio) eccolo là, eccolo qui”, cioè: Eccola finalmente la soluzione dei problemi che travagliano il mondo! È qui in questo sistema religioso, o ideologico, o sociale, o politico; oppure in quell’altro. Gesù ci dice: “Non andate, e non li seguite”, esortandoci così a non illuderci dietro a questa o quella realizzazione umana, provvisoria, problematica, spesso fallace. Ci chiede, però, di adoperarci sempre, con tutte le forze che egli ci dà, in ogni campo e con chiunque, al bene della società di cui facciamo parte, animati appunto dalla speranza viva del regno di Dio, quello vero, che si realizzerà soltanto col ritorno glorioso di Gesù Cristo, l’unico Salvatore e Signore di tutti.

Qui allora anche noi torniamo alla domanda iniziale: Quando si realizzerà finalmente questo regno nella sua pienezza gloriosa? Gesù dice che nessuno lo sa, nemmeno lui, ma solo il Padre celeste (Mt. 24/36), il quale lo manifesterà quando arriverà il momento che Egli riterrà opportuno. Però Gesù ci dice il come. E come avverrà? Egli ci dice: “Com’è il lampo che balenando risplende da un’estremità all’altra del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno”. Quindi il regno di Dio – presente e operante in e con Gesù Cristo, in modo ora non evidente, dando però i suoi tanti segni, da discernere e cogliere mediante la fede – sarà finalmente “manifestato”. Allora, come è scritto nell’Apocalisse (1/7), “ogni occhio lo vedrà”! E sarà manifestato in modo istantaneo e globale come il balenare di un lampo, che, quando avviene di notte, illumina in un attimo tutto il territorio. La differenza è che, mentre il lampo dura solo un istante, la manifestazione del regno di Dio durerà per sempre. Allora tutto ciò che corrisponde alla volontà santa e buona di Dio rimarrà e ogni male sarà definitivamente eliminato; come scrive l’apostolo Paolo, allora “il Signore metterà in luce quello che è nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio” (1 Cor. 4/5), evidentemente se gli spetta.

Quindi, concludendo, possiamo dire che, più che “entrare” o “essere ammessi” allora nel regno di Dio, “scopriremo di esserci già dentro”, se qui ed ora lo lasciamo entrare dentro di noi, accogliendo Gesù Cristo come nostro Signore e Salvatore e vivendo una vita conseguente.

Questo può realizzarsi se ora facciamo quel che ci è detto nel libro di Isaia (55/6): “Cercate il Signore, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino”; parole simili a quelle detteci dall’apostolo Paolo: “Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza!” (2 Corinzi 6/2). Quindi se facciamo ciò che ci dice più volte la Scrittura: “Oggi, se udite la sua voce (= quella del Signore), non indurite i vostri cuori!” (Salmo 95/8; Ebrei 3/7 e 15).

Agostino Garufi

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